Sport e Psicologia

Dottoressa Elisabetta Vellone


Elisabetta Vellone al Rock Garden Mondo Ace Show

Fa più male un kalashnikov o un pene?


Il becero comportamento umano di questa traviata epoca storica, la nostra, sta evidenziando accelleratamente tutte le nefaste conseguenze, previste e prevedibili, della scelleratezza umana.

Viviamo l'epoca dell'immagine e della filosofia dell'usa e getta. Gli individui digiuni ormai da tempo di ogni principio morale, sprovveduti di intelligenza previsionale e capacità affettive vivono usando/abusando e poi gettando "tutto e tutti"; ciò vale per l'aria che respiriamo, per la madre terra sulla quale viviamo, per le acque, i beni materiali e le stesse persone, queste ultime, proprio come oggetti si tengono a se finché fanno comodo o fanno piacere e poi con glaciale indifferenza vengono gettati nel non riciclabile.

Ora spostando l'attenzione sull'attualissimo fenomeno in crescendo, prevedibile e non previsto, dello stupro delle donne, il quale oltre alla filosofia dell'usa e getta contempla in se l'abuso violento del corpo e della psiche altrui, e che non ha nulla a che vedere con l'atto sessuale, è opportuna qualche riflessione.

Lo stupro è assimilabile ad un'azione di "guerra" intesi come contesto di totale trasgressione dei limiti umani. Quindi guerra/stupro nella sua natura più atroce dove uccidere non basta bisogna distruggere, violare, razziare, mutilare, devastare in nome di una qualche irrazionale ed ossessiva avidità.

In guerra il kalashnikov, al pari di altre armi letali, viene impugnato per uccidere il nemico, per sottometterlo, per dominarlo, spodestandolo di ogni diritto e di ogni dignità; nello stupro l'organo genitale caricato a pallettoni viene impugnato per uno squallido colpo orgasmico obbligando la preda a sottostare sottomettendola, dominandola, sfregiandola, negandogli ogni diritto umano e ogni dignità; dove ucciderla nell'animo non basta essa viene violentemente stuprata, derubata del suo pudore, usata e riusata e poi abbandonata , metaforicamente, nel non riciclabile come se fosse un "bisogno" lasciato dietro un cespuglio.

Il dopo guerra, per coloro che non perdono la vita, è un momento di rinascita, di riattivazione di speranze e nuovi entusiasmi, è un momento di riscoperta dei rapporti umani e del valore della vita; il dopo stupro è un percorso grigio e solitario dove ogni giorno si muore un po' dentro. La vittima avverte commiserazione, compassione, ma anche un certo vuoto intorno. Il proprio corpo è percepito come sporco e indegno; i pensieri intrusivi della violenza come filmini attraversano e devastano la mente.

Il soggetto perde l'amore per se stesso, per la vita e per il proprio corpo dal quale spesso sogna di uscire fuori, di cancellare tutto, ma la luce della vita si è spenta e le tenebre opprimono incessantemente il suo corpo e la sua mente, pertanto e per molto altro, è indubbio: fa più male il pene che il kalashnikov.

Dott.ssa Elisabetta Vellone

Un tormentone attualissimo: Ma cosa si può fare?

 Pane, amore e fantasia tutto il resto è solo illusione e paranoia

Un po' per la professione che svolgiamo e un po' a causa della condizione di persona adulta normalmente integrata nel sistema sociale ci viene spesso chiesto, ma cosa si dovrebbe fare per recuperare un po' di pace, di tranquillità, di umanità e di civiltà in questo mondo alla deriva?

Sarebbe davvero bello pensare di poter rispondere a tale gravoso interrogativo come si fa con una ricetta per i biscotti, però siamo esseri pensanti e nessuno impedisce di provarci. Provare a cercare con onestà ed umiltà da dove nasce tanto caos psico-emotivo e quindi sociale, tanto disagio e tanta malvagità. Molti sostengono che bisogna ripartire dai bambini educandoli in un altro modo, vero, verissimo! Ma ripartire dai bambini equivale a ripartire dagli adulti ai quali i bambini indiscutibilmente si rifanno. Sono gli adulti ad aver bisogno di essere resettati, rieducati e ri- civilizzati.

E' noto come resettare in italiano sta per azzerare, quindi azzerare i nuclei cognitivi e le operazioni mentali non funzionali al bene comune e a quello individuale; che rieducare sta per stimolare le risorse intrinseche alla persona eliminando i difetti di un pregresso indottrinamento fallimentare ed infine che ri- civilizzare sta per riattivare nella coscienza gli aspetti materiali, sociali e spirituali che descrivono, identificano ed onorano un popolo nel suo tempo e nel suo spazio.

Detto ciò dovremmo scrivere FINE, poiché la fonte autorevole deputata a detta maxi operazione di bonifica dell'uomo e dell'intero sistema sociale probabilmente è la stessa che ha permesso e promosso il processo di degrado a causa di un perverso interesse epidemico. Però, poiché ogni problema ha la sua soluzione, anche in questa bolgia infernale si può pretendere una soluzione. Immaginiamo tutta una serie di leggi dello Stato ispirate ai valori veri della vita che vanno tessere a sua volta una grande rete di interventi di rieducazione, con carattere di obbligatorietà, generanti a loro volta tutta una serie di modalità comportamentali e relazionali che pongono al centro dell'attenzione il valore della persona e il valore della vita. Diamo a Cesare quel che è di Cerare! In altre parole restituiamo all'uomo ciò che gli è proprio e di cui oggi ha veramente bisogno : pane, amore e fantasia, tutto il resto è solo illusione e paranoia.

Dott.ssa Elisabetta Vellone

L'agonismo è una cosa seria da vivere con il giusto atteggiamento mentale 

Luca Nardi campione d'Italia under 14 - Ciavarella e Minighini campioni d'Italia doppio under 13

Dal femminicidio al maschicidio


Che orrore pensare ad un individuo che uccide un altro individuo, ma in questa sede non vogliamo riflettere su tale aspetto anche perché l'orrore è ormai una prassi emotiva affatto energica o interessante.

Parliamo invece della donna, ma non quella mitologica o quella dei manifesti sulle strade, bensì di quella che ha perpetuato il mondo che ci e proprio ovvero di quel microcosmo quale epicentro e baricentro del maggior macrocosmo sociale dal punto di vista "evolutivo".

Essendo la creatura umana un essere intelligente e soprattutto emotivo si trova a dover fare i conti, per tutta la sua vita, con l'esigenza innata della ricerca del benessere interiore e la gioia di vivere intesi come una sorta di solido equilibrio all'interiore posto al centro tra i due estremi canonici quali: il Bene ed il Male.

Il piccolo dell'uomo sin dal momento del suo concepimento, sempre in modalità istintiva o innata, ricerca affannosamente detto equilibrio o benessere già dall'interno di quel corpo materno in cui abita e dal quale attraverso frequenze sottilissime riceve informazioni che lo improntano circa l'idea di se stesso, l'idea degli altri e l'idea della vita che sarà. Tracce che potremmo definire indelebili poiché formative della persona.

La donna, fisicamente più fragile e più delicata è dotata in realtà di una forza interiore immensa; essa genera la vita, sostiene e da luce al focolare e ad ogni suo componente. Il suo ruolo è gravoso, ma soave, prezioso e nobilissimo, poiché assimilabile all'amore che si materializza.

L'uomo energicamente più vigoroso, più materialista e meno impegnato nella routine del focolare avrebbe il compito di proteggere amorevolmente la donna e la prole e fornir loro il necessario per vivere formando così una cellula sociale solidissima.

Immagino quanti lettori ora stanno ridendo ritenendo che quanto scritto è roba da favole di altri tempi, perché in realtà questi ruoli distinti specialmente i più giovani neppure li conoscono.

L'uomo e la donna, scecherati dall'energia dei turbini cognitivi/emotivi e comportamentali di tendenza della nostra epoca, inquinati ormai dai falsi valori, hanno perso la loro identità e si confondono l'una con l'altro non solo nei ruoli classici, ma anche da un punto di vista sessuale: non c'è più donna, non c'è più uomo, non c'è più il sacro focolare, non cisono più figli e quei pochi che ancora arrivano sono spesso maltrattati, trascurati, violentati o viziati spesso proprio da quelli che li hanno messi al mondo.

L'uomo si è svilito emulando ruoli femminili e la donna si è indurita emulando ruoli e comportamenti maschili, comunque, in termini estetici e funzionali, è la figura maschile che ci ha rimesso di più, poiché, come detto sopra, la donna essendo dotata di una forza interiore immensa se si pone sulla sponda del male può incartare l'uomo come una scatola di biscottini.

L'uomo pur non essendo cosciente di tutto ciò in qualche modo avverte che la donna lo domina ed allora è diventato rabbioso e possessivo al punto che quando avverte i venti della sconfitta la uccide.

E fino qui eravamo tutti più o meno al corrente della cosa e per anni si è accusato il rude maschiaccio di essere simile o peggio di una bestia. La società perbene indignata e impotente ha perorato la causa della nascita di centri di aiuto ed accoglienza per le povere donne maltrattate dall'uomo.

Ma, hai noi, sono appena arrivati i primi maschicidi notizie freschissime di questo periodo tant'è che il sangue versato dal povero maschietto sventurato non è ancora stato rimosso del tutto; eventi che non ci si aspettava dalla fragile femminuccia vittima e piagnucolante.

La donna ha impugnato il coltello (simbolo fallico maschile per eccellenza) ed a trafitto il suo uomo dandogli la morte.

Cosa accadrà nelle prossime puntate dell'umanità lo lasciamo alla nostra immaginazione.

Se i signori del potere si togliessero i tappi dalle orecchie, gli occhiali scuri sugli occhi ,le mani dalle tasche e rimettessero in moto il cuore e l'intelletto forse arrivano a capire che questa società umana è marcia e che necessita di cure e di rieducazione alla vita.

Dott.ssa Elisabetta Vellone

 Dott.ssa Elisabetta Vellone 


1) I ragazzi abbandonano lo sport: troppe pressioni e illusioni

2) L'eccessiva specializzazione può mortificare l'approccio divertente allo sport?

3) Cosa succede con l'arrivo dell'adolescenza?

4) Molti Ragazzi si esprimono meglio con le gare a squadre anche in ambito tennistico.

5) E' il caso di rendere gli allenamenti meno ripetitivi e più divertenti?

6) E' meglio curare la crescita personale o gettarsi nella mischia precocemente?

7) La formazione del fisico e della mente vanno di pari passo?


8)Partecipano in molti, vince uno solo, gli altri sono tutti perdenti?
9) Come migliorare l'autostima dei giovani tennisti?
10) Sono più formative le sconfitte o la vittoria?
11) Come e cosa comunicare al giovane agonista dopo un a prestazione non brillante?

12) Ispirarsi ad un campione per il comportamento o per i successi ottenuti?13) Obiettivi difficilmente raggiungibili sono uno stimolo all'impegno?14) Sono sufficienti le ore della giornata per soddisfare le ambizioni della famiglia?

Dott.ssa Elisabetta Vellone - Antonio Daino  Area Mentale FIT 

La crescita e lo sviluppo agonistico dei giovani al centro del costruttivo incontro tra lo psicologo dello sport Antonio Daino ed i maestri e genitori presenti al Torneo Lemon Bowl. Nella foto la Dottoressa Elisabetta Vellone tra gli intervenuti che ha posto interessanti domande al relatore auspicando un dialogo aperto e propositivo fra gli addetti ai lavori e le famiglie che affidano fiduciose i propri figli

La Dott.ssa Elisabetta Vellone puo' essere contattata: Pagina Facebook Sito Internet: www.elisabettavellone.it
Email: elisabetta.vellone@gmail.com Telefono Studio: 06-5917361 Cellulare: 333-4557723

Giovani: tutte le spie segnano rosso

Dott.ssa Elisabetta Vellone   Psicoterapeuta
Dott.ssa Elisabetta Vellone Psicoterapeuta


Quanto andremo a considerare rischia di essere etichettato come una pagina di storia sbiadita e nostalgica. E invece no, è una pagina severa e attuale che intende documentare ed evidenziare una subdola eutanasia culturale e valoriale lentamente praticata da ignobili individui mentalmente incapaci ed egoisti che popolano e governano l'attuale società decadente, irresponsabile e incosciente. Le leggi della vita sono sempre le stesse nei secoli.Non vogliamo annoiarvi trattando dei vari "tumori maligni dell'animo umano" che affliggono il nostro quotidiano quali : tragedie famigliari; tragedie sociali; degrado; malcostume; abusi vari; omissioni e reati a raffica come fossimo in trincea no, vogliamo invece parlare del problema dei giovani, dei ragazzi e dei bambini, nonché di tutti quegli adulti alle loro spalle e il loro mal fare confuso, irresponsabile e arrogante i quali, titolari di cattedra nei presidi dell'educazione, "beggiano il cartellino" da genitore o educatore se ne vanno a fare altro. Sottolineiamo che tale ridotto popolo giovanile costituirà la popolazione adulta e la società di domani, ma anche i risultati del nostro "fare ed agire".
Approssimando possiamo distinguere i giovani in due categorie dove nella prima troviamo quelli più solidi, gli impegnati, i determinati, quelli capaci di volere e capaci sacrificio che ormai adulti e con progetti chiari nella mente ripiegano nell'espatrio o nell'anarchia mentale per non rischiare di essere risucchiati e ingoiati dal sistema distruttivo e depresso del proprio paese; i secondi sono i soli, gli scarsi, i digiuni di "buono", gli incerti, i rassegnati e quelli che subiscono rabbiosi e scontenti e pertanto facilmente reclutabili nelle frange malsane del sistema stesso.
Poi ci sono i ragazzi, o adolescenti, con storie dense di multi traumi giovanili ovviamente ignorate, i figli di quei genitori incantati dai falsi valori e dai falsi simboli del valore personale o i figli degli arrivisti (totalmente ignari circa la meta verso la quale si affannano),e ancora i figli degli affamati di libertà personale che emulano stili di vita adolescenziali, e i figli di quelli che cercano su internet come risolvere i problemi con i figli o con il partner. Non sono poi da trascurare i genitori opprimenti quelli che assillano i figli con imperativi doveristici: (tu devi così, tu devi colà!non devi questo, non devi quell'altro!) i quali come proprietari dispotici anelano luce personale attraverso le pretese prestazioni eccellenti dei propri figli.
Molti di questi ragazzi sono gli eccitati o i depressi, altri i fragili e con personalità dipendente, altri ancora sono i trasgressivi e i bugiardi, sono i rabbiosi col muso lungo e la porta della stanza sempre chiusa perennemente incollati alla rete. Poco impegnati, incostanti, sempre stanchi amanti del "far tardi", del far nulla e dello sballo. Per non parlare dei bulli e la delinquenza minorile. Molti di questi, emulando gli adulti, sono alla ricerca di soldi facili correndo il rischio di cadere ingenuamente nella rete scucita della prostituzione o dello spaccio o altro; altri a causa di modelli identificativi di riferimento, sbiaditi o assenti, si ritrovano vittime di una identità di genere confusa o deviata. Non dialogano in famiglia, seguono la cultura del branco e le risposte della rete.
E poi i bambini. I bambini, come fiori nel grande prato della vita, sono belli, fragili e vulnerabili; sono manovrabili, plasmabili, assoggettabili, ma soprattutto ego-centrici caratteristica innata, questa, che li porta a tradurre ogni esperienza in un risultato del proprio SE: sono cattivo, non valgo, è colpa mia, non sono amabile e altre simili. Cognizioni auto svalutative queste che inevitabilmente costituiranno la base psichica inibente (o edificante) di tutta la propria esistenza.
I nostri bimbi, proprio come oggetti, o vengono idolatrati perché danno lustro al proprietario (come capita nelle prestazioni scolastiche, nelle prestazioni sportive o quelle artistiche) oppure slealmente parcheggiati o affidati ai vari operatori dell'infanzia poiché la tendenza in voga è ormai quella di pensare soprattutto a se stessi.
Raramente i nostri bimbi o ragazzini crescono in famiglie amorevoli, solide e serene con genitori convinti e pienamente responsabili nel loro ruolo di "essere genitore ed essere famiglia". Sempre più spesso oggi subiscono il dramma delle separazioni, sono vittime di maltrattamenti ed abusi, alcune volte vengono dimenticati in macchina, o a scuola o altrove o affidati a sciagurati supplenti di dubbie capacità. E, volutamente, ignoriamo quale tipo di esperienze riguarderà quei figli con figure genitoriali ambigue, confondenti e mutilanti quali i piccoli delle cosi dette coppie formate da due madri oppure due padri.
In nostri piccoli già dall'età della scuola primaria mostrano segni di disagio e anomalie comportamentali: bullismo infantile, erotizzazione precoce, bugie, mancanza di capacità di concentrazione spesso confusa col disturbo dislessico, chiusura emotiva ed ansietà, aggressività verbale e fisica, mancanza di serena ingenuità, emulazione prematura di atteggiamenti adulti.
Le spie continuano a segnare rosso da un pezzo, se non facciamo un pieno di sani intenti e sani sentimenti rischiamo un pericoloso effetto boomerang di massa.
Dott.ssa Elisabetta Vellone

L'AQUILOTTO REALE

UNA FAVOLA METAFORICA PER TUTTI

Un giorno non tanto lontano un'aquila di buona stirpe depose il suo uovo e lo covò con cura fino a che, la vita in esso contenuta, non vide la luce.

Mamma aquila era orgogliosa del suo piccolo che prometteva bene, cresceva in ottima salute, era forte e delicato, premuroso e sensibile, volitivo e impegnato; l'aquilotto cresceva e cominciò a volare, prima tratti brevi poi sempre più lunghi, ed ogni volta che tornava al nido beava la sua mamma, ed il suo gruppo d'appartenenza, di tutte le esperienze e le sue nuove conoscenze nel mondo. Nel suo ambiente, proprio come si addice ad un'aquila reale, tutti lo amavano e lo stimavano, tutti erano orgogliosi dell'appartenersi reciprocamente.

Ma un giorno "senza luce" l'Aquilotto reale si impigliò in una rete tanto invisibile quanto resistente. Dapprima rimase un po' perplesso, ma presto si consolò poiché all'interno di detta rete trovava ogni tipo di ghiottoneria da consumare a sazietà motivo per cui si tratteneva al suo interno sempre più a lungo e poiché era, comunque, molto intelligente trovava sistematicamente una maglia un po' più larga ove passare per tornare al nido.

Sebbene giovane e forte la fatica continua di passare nella difficile via di uscita quotidiana piano, piano iniziò a comportargli il perdere delle piume più sottili e delicate oltre a spezzettargliene delle altre più solide, iniziò in oltre a prodursi graffi e stiramenti muscolari con una ovvia riduzione del benessere generale, nonché diminuzione del desiderio di tornare nel suo gruppo, con trascuramento progressivo dell'attività di esplorazione, di scoperta e della sete di conoscenza, poiché l'unica idea fissa era ingozzarsi a volontà dentro quella rete.

Essendo giovane e in crescita il suo corpo aumentava di dimensioni tantoché trovare delle maglie per uscire era sempre più difficile, ma l'aquilotto diventato ormai grasso, grosso e triste non demordeva, ma insisteva fino a che insieme alle piume iniziò a perdere anche le penne e un giorno tentando di spiccare il volo per tornare al proprio nido si rese conto che non poteva più volare, le sue piume argentate non c'erano più.

La rete malefica aveva ridotto l'Aquilotto Reale in un paperotto lento e pesante.

Dott.ssa Elisabetta Vellone

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